Notte di San Lorenzo

Oggi le stelle se le porta via il vento
e con loro se ne vanno anche i desideri
che poi si è stanchi di desiderare desideri che non si avverano mai
si chiede al cielo, ma a noi stessi mai.
Che a volte sarebbe meglio l’azione
la determinazione a volerli davvero reali
quei desideri che tanto desideriamo
che tra i grovigli di fili che fa la vita
bisognerebbe imparare a metterlo un’amo alla fine di quel capo…
senza mai lasciarlo solo, in balia di se stesso.

GIROSOLAKAYAK

Lentamente torno ad odorar la salsedine
di quel profumo tipico del mare quando si è vicino agli scogli.
Torno mesto e silenzioso delle mie profondità dove tutto è calmo e tranquillo.
Torno a navigare l’infinito del mio mare, con la prua diretta all’orizzonte, consapevole che, forse, non lo varcherò mai.
Torno con me stesso, invisibile all’occhio ma visibile ai sensi.
Torno dolcemente a naufragare nel mio mare con l’intento di non allontanarmi dalla sua superficie poiché adesso so che posso perdermi.
Torno, come solitario guardiano del Faro, ad illuminare, per quel che mi è possibile, la rotta ai naviganti che la via hanno smarrito.
Seguo, silenziosamente, la naturalezza del movimento delle maree, scivolando su di esse, soffermandomi nei pertugi sottomarini da cui è possibile accedere nei mondi “altri”.
Torno nell’anima della conchiglia, con la serena sensazione di aver affidato alla fertilità della terra il seme che, con amore, lì ho piantato.

Torno, felice, con un tesoro nel cuore, ad odorar di mare.

(tratto dal libro: Camminarsi Dentro).

GIROSOLAKAYAK

 

1834 metri – La Vetta del Gennargentu

Sono tante le esperienze che ti cambiano, ma salire lassù, nel punto più alto della tua terra, ti cambia per sempre.

1834 metri di pura salita emozionale, tra fatica, stupore, pace, serenità e qualche piccolo dolore.
Il Massiccio del Gennargentu: la Porta d’Argento, così chiamato per le sue spettacolari luminescenze argentate, che animano il colore di questa montagna.

Quando la guardi dal basso, ironicamente non sembra così alta, scorgi a fatica quella piccola croce posta su Punta La Marmora, sembra minuscola, poi man mano che sali, resti senza fiato e parole per tutto ciò il paesaggio ti regala, una leggera armonia, quella che ti avvolge morbida, che altro dire…un paradiso incontaminato.
Gli animali liberi, nel loro stato più puro, fanno da cornice ai panorami che si espandono dentro sguardi inesauribili. Tante le impressioni che restano indelebili nella salita, come quella di fermarsi ad ascoltare un fiume che scorre indiscreto sotto le rocce, leggero, senza farsi vedere. Alzare lo sguardo e nel silenzio osservare un gruppo di mufloni attenti che fanno i guardiani delle valli, le mucche che pascolano, e costante resta quel profumo di timo che si disperde al vento, e poi ci sono loro, le peonie, le regine di questi luoghi che si schiudono con quieta bellezza lontano dagli occhi del mondo…

E dopo tanti passi…arrivi lì, e guardi quella croce che lucida ti abbaglia, non è certo piccola, anzi ad essere umani a volte ci si sente piccoli, davanti a 360° di immensa vastità.

La Sardegna, la mia terra, tutta, davanti agli occhi.

In un secondo fai una panoramica con tutto il corpo ed è quasi irreale la gioia che si sente, ad essere nel punto più alto di un’emozione.
Il cuore sembra volere uscire dal petto, perché è solo lì, che si prende consapevolezza di quanta bellezza puoi avere sotto i piedi, di quante radici si insinuano dentro, legate nel sangue e nella terra con un filo che non si spezzerà mai.

Un attimo per riprendere fiato, con immensa gratitudine.

GIROSOLAKAYAK

L’albero del Poeta

Esiste un luogo, che resta indelebile agli occhi del tempo, nel cuore di una spiaggia dorata: si chiama l’Albero del Poeta.

Resta nascosto, quasi abbracciato, tra le sinuose dune di Pistis, nel cuore della Costa Verde.

Un ginepro secolare che ha lasciato il segno, amato per la sua particolarità e salvato alla morte, dall’amore di due cuori amanti della propria terra, chi conosce la storia, la ricorderà.

Diventato il luogo dell’amore e del mistero, resta lontano dagli sguardi indiscreti, tra la macchia mediterranea e il profumo di elicriso.
Di quella casa costruita sotto i suoi rami e della sua memoria, resta poco, solo qualche scalino ormai dismesso dai giorni di vento e sale, e pochi fogli di poesie appesi tra le sue maestose fronde lasciati da qualche viandante.

Si respira un’aria limpida, tra quei sussurri che sfiorano appena i pensieri, è come viaggiare nel passato, tra il sapore di quei sentimenti estinti e i colori del mare che insieme si allineano all’orizzonte, a fare da cornice resta un sospiro e le agavi che si accordano alla vita per i loro fiori e poi muoiono.

Scivolo tra le sue ombre, sfioro la sua corteccia e tra le mani mi resta imprigionato il suo odore, tra il freddo e il caldo di un raggio di sole, resta solo un filo di poesia che scrivo e che lascio, sepolta, tra le sue radici…

GIROSOLAKAYAK

 

 

Attimi di infinita bellezza

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Ci sono pause, che restano in silenzio per lungo tempo.
Non sempre si trova il tempo per raggomitolarsi tra i propri pensieri e tirar fuori parole, che semplici descrivano uno stato d’essere.
Ma la natura è sempre lì, a sorprenderci, sui bordi di una sensazione.
Impassibile, si libera in ogni forma ed emozione e la sua bellezza come sempre “accade” con o senza la nostra presenza.
In un attimo ti ritrovi lì, nel posto giusto, al momento giusto, a dare un click alla tua vita, osservando silenziosamente una piccola grande gioia, che si esprime in tutta la sua grazia, senza spettatori.
In un mondo che scorre frenetico, a pochi passi, riuscire a fermare il tempo, assorbendo un’istante di incastro tra pillole di felicità.

E poi tra migliaia di libri, aprirne uno a caso e ritrovare tra le parole di un poeta, una conferma.

GIROSOLAKAYAK

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*Fernando Pessoa* Una sola moltitudine

Il mio piccolo mostriciattolo!

Oggi vi voglio presentare il mio piccolo “mostro”!

Lui è Monster…in realtà si chiama Mike, ma io simpaticamente lo chiamo “Monsterino”! Lui è il mio amico fedele durante tutte le pagaiate, una sorta di porta fortuna che si mimetizza perfettamente con il colore del mio kayak.

Ogni volta mi fa sempre sorridere, perchè in base alle diverse situazioni meteo, lui assume sempre una posizione differente, in piedi, sdraiato, con le braccia al cielo, stanco, allegro, “salato” o con quel piccolo grande occhio aperto o chiuso…in ogni caso, sempre con un piccolo elastico legato alla zampetta per mantenere alto il suo livello di sicurezza in mare!

E’ strano ma, anche se non parla è sempre con me, a convididere ogni attimo con un bellissimo sorriso.

GIROSOLAKAYAK

 

Quando in Paradiso…anche i pensieri fanno rumore.

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Costa Paradiso…un Paradiso di colori e giochi di emozione.

Ci sono certe magie che si materializzano solo quando, a solcare il mare è la prua di un kayak, il mio kayak.
Non capita sempre, ma quando si manifestano le condizioni giuste tra mare, sole e assenza di vento, si scoprono davanti agli occhi dei panorami che tolgono il fiato, ti aprono il cuore, gli occhi e restano lì, attaccati ad un attimo che sembra durare in eterno.

Spesso bisogna prendere un tempo giusto che va al di là dell’osservazione, sempre più lento di quanto la mente riesca ad immaginare, materializzare infinite volte quel preciso fermo immagine in cui alzi la pagaia dall’acqua e sembra che il silenzio sia quasi un discorso, dove si sente la sensazione palpabile che anche i pensieri fanno rumore.

E’ un’istante in cui “perdere il tempo” ti porta in uno stato d’essere che si colma di armonica grazia.

Ho visitato tanti luoghi della mia Sardegna, ma questo è degno di una considerazione speciale, è come essere in un parco giochi di colori, fondali limpidi e ricchi di vita, navigli naturali di roccia creati da mare e vento, per finire poi alle ultime luci del giorno con tramonti che sembrano dipinti.

Speciale la sensazione di tornare a casa “senza parole”.

GIROSOLAKAYAK

Ezio Bosso: quando da una stanza, l’anima, arriva al cielo.

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Il concerto di Ezio Bosso a Tharros, un profondo regalo per la Sardegna.

A volte nella vita si ha veramente la fortuna di incontrare degli Angeli, che silenziosamente si incarnano in un corpo terreno, attraverso un pianoforte e due mani, suonano la vita vera.

Sorrisi, lacrime e parole di senso profondo, le sue dita, leggere come piume di un uccello, sfioravano quei tasti che si specchiavano sul mare in una serata di luna piena, le uniche in grado di suonare l’intera orchestra del mondo in una sola canzone.

Ci ha donato la sua anima attraverso la musica, superando la linea estrema che separa il corpo dallo spirito, attraversando in un colpo solo tutte le stanze e arrivare così, con salto fino al cielo e al centro del cuore.

The 12th Room, un oceano di emozioni frastagliate che si inseguivano tra tempeste di dolore, tra lacrime e sangue, tra sospiri e pace…per finire in un sorriso che avrebbe illuminato anche la notte più buia.

Le sue saggezze, come piccoli chiodi da tenere a mente nella memoria, per sempre.

Un grande Maestro di vita.

Grazie Ezio per averci insegnato a “perdere” e a “perderci” tra le fragilità dell’anima, tra le cose belle, senza dare mai niente per scontato.

 

Le sue mani che lente sfiorano il buio
Si muovono alla ricerca dei tanti perché
Scivolano sottili le note che vibrano il tempo
Racchiudono silenzi, tragedie, stanze chiuse dove risiede il nulla

Con un tocco giù, cadere nei recessi imperturbabili di spazi condivisi

E si perdono i fili illogici di un’emozione
che scorre sull’armonia di pezzi di dolori, scritti, sentiti, suonati e lasciati cadere in un vuoto incolmabile

Tra sorrisi e maschere
Sgorgano le emozioni e si immergono
tra le lacrime che tengono divisi gli occhi…

E si spezzano i respiri dentro aneliti di vita rubati al tempo
Un vortice di eccesso che innalza l’anima con un salto sù….verso l’eterno
E distrugge la distanza tra le stanze dei nostri esseri dismessi altrove
E cade il cuore in un balzo verso l’infinito
Essere onnipresente tra i tagli e stracci di immensità

Nasce un angelo che porta nelle sue mani l’intera orchestra del mondo
Suona per noi e con noi
Lancia scaglie di bellezza oltre l’apparenza degli opposti

Scivolare nelle profondità del buio
Come un faro che illumina la sua ombra e ne esalta la luce
Rispecchiandosi tra bagliori ed eclissi
Una profonda immersione nell’estremo dei pochi eccelsi

E il sangue muore…sulla bellezza eterna di un attimo.

GIROSOLAKAYAK

Asinara: dove la natura respira se stessa.

L’isola nell’isola.

Esiste davvero, quel luogo che era assopito dentro i miei sogni, è lì, sopra un’isola di mistiche emozioni, dove la natura rapisce ogni cosa.

Sono molteplici le sensazioni nell’intraprendere le strade che attraversano l’Isola dell’Asinara, bici e kayak, due modi di viverla diversamente, nella sua completezza, tra rocce e onde…che dire, è una terra dove tutto ti assorbe, il suo fascino, i suoi scenari aspri e frastagliati, i suoi scorci selvaggi e la libertà estrema che si respira attraverso gli animali che vivono allo stato brado… il vento, che spesso accarezza o violenta le sue radure, è un qualcosa di inspiegabile. Tutto rapisce lo sguardo e la sensazione più forte è quella di essere un estraneo, come un’insignificante puntino, che disturba quel sottile equilibrio che si crea ad ogni passo.

C’è un’istante alla fine del giorno, quando tutto sull’isola si ferma e l’uomo va via…dove gli animali riprendono i loro spazi, senza contaminazioni, in una profonda emozione che toglie il respiro. Gli asinelli cullati dal vento, i cavalli liberi corrono per le radure, gli zoccoli delle capre scalano le rocce solitarie…e i mufloni che appaiono all’improvviso sopra un’altura stagliati al cielo con fierezza a guardare l’orizzonte di un tramonto.

E tu resti lì a cuore aperto nell’incredulità più totale ad ammirare quella natura quasi come fosse un privilegio, dedicato soltanto a te.


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Attraverso le sottili emozioni
Che tolgono la gravità al corpo
Espandendo i suoi tagli con sottili sensazioni
Un luogo dove l’anima s’innalza oltre se stessa

E’ una stanza inaccessibile alla realtà

quella che si crea tornando al primo stadio del tempo
Dove la libertà della natura, ricopre ogni lato umano

Un volo di gabbiani che riappacifica i sensi
Lentamente come una luce che perde il buio
Si lascia andare verso un luogo che ritrova la sua immagine
E risuonano quelle note nel profondo
Salgono forti, dall’inconscio di un sogno

E lì tra le dolci carezze del vento chiudere gli occhi
e ricordare il sapore del sole
La dolcezza del profumo di fiori, un ronzio di insetti
e i silenzi dei campi nel quale tutto si racchiude

Un carcere da cui entrare e uscire…guardando da dentro…a fuori.
Entrare in profondo contatto con una terra che sembra dimenticata
o forse è proprio questo il luogo dove ci si dimentica del mondo fuori

Tra gli zoccoli che graffiano le rocce
Guardare l’orizzonte dei propri pensieri sopra un’altura
Raggiunta tra sale e vento…
Profondamente presenti, in un mondo di assenti
Tra gli aspri ginepri che insegnano ad avere radici
Tra le sabbie che insegnano il tempo
E gli animali, padroni della terra che insegnano
il significato di libertà profonda

Stagliare quell’unica vibrazione dell’anima
che si accorda all’essere qui e ora

Un sospiro infinito
In ogni luogo
In ogni tempo
In ogni parte d’anima persa nel mondo
Ricongiungersi in sé con un sorriso
Lasciando impressa un’unica immagine che si staglia sul mare…
e resta lì impigliata ad un pezzo di cielo che taglia la vita in due metà perfette
Dove perdere ogni senso e sentirsi con un sospiro infinito
finalmente in pace.

GIROSOLAKAYAK

Un viaggio tra le rotaie abbandonate

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Quante anime almeno una volta nella vita hanno sognato di partire per vagabondare tra le rotaie di una ferrovia abbandonata? Io credo tante, almeno io l’ho sempre sognato. Scappare da tutto, prendere un bastoncino, attaccarci un fagotto con quattro vestiti e iniziare a camminare…lasciando dietro ogni cosa.

C’è una strana tranquillità in questi luoghi, dove ad ogni passo tra rotaie e pietre malmesse si assorbe un silenzio spezzato solo dai suoni di api, uccellini e animali che brucano incuranti…i suoi colori sono magici, si mischiano tra la ruggine e il verde, e la meraviglia è accorgersi di come abbandonata una cosa, la natura riesca ad assorbirla, riprendendo i suoi luoghi con assoluta prepotenza.

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Ce ne sono tante di ferrovie dismesse, ma quella che ho percorso io ha il suo fascino, partendo tra il Lago del Liscia e Sant’Antonio di Gallura, si parte da una piccola casa cantoniera in disuso, si trova subito una galleria, stranamente inquietante, perchè essere in luce e inoltrarsi nel buio, non è proprio la stessa sensazione che trovarsi nel buio e vedere la luce alla fine del tunnel. Ma quel paesaggio è misterioso, come una sorta di passaggio che porta ad una rinascita, e quando ritorni alla luce, ritorni diverso.

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Si riscopre la lentezza, di guardare ogni particolare con meraviglia, non pensi a quanta strada devi fare o a quanta ne hai fatta, la ferrovia ti accompagna e ti guida alla scoperta di un cammino segnato ma imprevedibile, ed è lì che nasce la sorpresa. E’ nel momento in cui scorgi una coccinella che ti regala un cuore sulle sue ali, o una biscia che prende il sole e protegge la sua tana, o dei vitellini che sembrano quasi mettersi in posa per farsi scattare una fotografia.

 

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Scivolano i chilometri tra un passo e l’altro…tra un casello ferroviario e l’altro, mi giro indietro e nel silenzio, sembra di ancora il rumore del treno che ormai non passa più.

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